Silvia Reginato

experimental blogging

Il linfocita che vorrei

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In memoria della mia vita precedente passata nell’ambito della ricerca biomedica, non posso scrivere solo di ambiente e dinosauri. Si sente un po’ il bisogno di tornare alle origini qualche volta (non che mi manchino pipette, camici sporchi e vetreria incostrata..). In questi giorni mi sono divertita a (provare a) scrivere di medicina, e per non farci mancare niente scrivo qui anche qualcosa di biologia, sperando che i miei vecchi colleghi non mi scrivano per dirmi che ho fatto qualche errore…

Modificare il DNA dei linfociti T, le cellule del nostro sistema immunitario incaricate di eliminare agenti patogeni esterni, per indirizzarle alla distruzione mirata di cellule tumorali. È quanto sono riusciti a fare un gruppo di ricercatori del San Raffaele di Milano, guidati da Chiara Bonini e Luigi Naldini, che ha pubblicato i propri risultati sull’ultimo numero di Nature Medicine.

Il nostro sistema immunitario è dotato di alcuni linfociti T, in grado di riconoscere e distruggere le cellule tumorali, che sono stati già usati in terapie, definite appunto immunoterapie, contro tumori o leucemie. Nonostante i risultati promettenti, la strada da fare per rendere l’immunoterapia una valida soluzione nella cura dei tumori è ancora piena di ostacoli. Infatti, i linfociti specifici contro le cellule tumorali sono molto rari ed espanderli in laboratorio richiede dei tempi lunghi, non compatibili con la tempestività necessaria nella cura. Un altro limite deriva dal fatto che questi linfociti anti-tumore, pur se modificati ad-hoc per migliorarne la specificità, riconoscono come estranee anche cellule del nostro organismo, creando problemi di autoimmunità.

I ricercatori del San Raffaele, per ovviare a questi limiti, hanno modificato l’amo (chiamato TCR, T cell receptor) usato dai linfociti T per agganciare l’ospite indesiderato in modo da renderlo in grado di riconoscere solo le cellule tumorali. Ci sono riusciti modificando il DNA dei linfociti in due fasi: prima eliminando i geni dei TCR che agiscono contro cellule sane e poi aggiungendo, attraverso un “traghetto” virale che veicola nuovi geni al DNA dei linfociti,  TCR appositi per riconoscere le cellule malate. Un taglia e cuci genetico, quindi, che intende fornire alle cellule la difesa contro tumori e leucemie e allo stesso tempo renderle innocue per il resto dell’organismo.

Il trattamento è stato provato con esiti positivi finora solo in modelli animali e dunque la strada verso la sperimentazione umana è ancora lunga. Non resta che attendere.

 

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Written by Silvia Reginato

aprile 13, 2012 a 1:09 pm

Pubblicato su Uncategorized

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